Diario di Bordo: LE PUTTANE DEI MARI

THAILANDIA 2014/15 | CAPITOLO 1 | 27/12/2014

Ore 17.00, pronti, via.
Dopo aver preso in consegna le barche e stivato le cambuse si parte. Neppure 10 minuti ed un bel diluvio battente ci dà la sveglia e ci fa presagire che non sarà solamente SOLE, MARE e FANTASIA.

Il canale di uscita da Heaven Marina a Nord di PHUKET è stretto e con la bassa marea bisogna fare attenzione.
Veniamo da giornate lunghe, che ci hanno assorbito diverse energie fisiche e mentali.
Siamo in piedi dall'alba e la giornata di presa di consegna delle barche comporta molta attenzione.

Chi non è un abituè di vacanze a vela "BAREBOAT", sa che "saltellare" da barca a barca è fattibile, ma ogni quadro elettrico, ogni presa a mare, ogni rinvio, ogni soluzione sopra e sottocoperta può essere diversa da barca a barca.

Un buon comandante vuole arrivare ad avere il giusto feeling con la propria "lei" del momento, nel più breve tempo possibile.
Le barche hanno un'anima e comunicano.

I rumori che emettono sono dei segnali, alcuni possono essere i suoi naturali respiri e dunque vanno accolti con benevolenza e assecondati, altri sono dei fastidi, dei lamenti ed andrebbero individuati e poi curati.
Di tutte le barche, quelle prese a noleggio sono un pò le "puttane" del mare.

Vengono prese, "sbattute" per brevi periodi, consumate, a volte anche violentate e poi riappoggiate lì, sulle banchine dei pontili delle società di charter, in tutto il mondo.
Sono tante sapete, non hanno un unico amore ma tanti amanti e tanta della loro salute e del loro stato d'animo dipende dalle cure dei loro "protettori", che non devono fare altro che rimetterle continuamente in mare, posizionando cerotti e medicazioni superficiali ma anche, se onesti, operando in profondità con interventi importanti se le ferite sono gravi.

Le nostre si chiamano Zola e Chinon.
La prima è una neonata Sun Odyssey 469 del 2014, la seconda è un Harmony 52 del 2008.
Si presentano bene, con i loro acciacchi, alcuni evidenti, qualcuno ancora da scoprire.

L'acquazzone passa veloce e dopo mezz'ora siamo quasi fuori dal canale, tutti bagnati ma felici, ci sono 27 gradi, il vento è caldo e subito il sole, ad un'ora dal tramonto, ci regala, al traverso di sinistra, un arcobaleno che nasce nel verde di una collina e muore nel nero di una nuvola bella carica.
Ci ancoriamo ridossati dall'isola di Koh Naka Yai, davanti Ao Po Marina a Nord/Est di Phuket.

Tutti i 20 membri della flottiglia si tuffano in acqua, è un gesto istintivo che sa di liberazione, una sorta di bagno nel Gange.

Ci stiamo purificando dalle scorie di mesi trascorsi a terra, per qualcuno mesi di ufficio, di kilometri in auto, di fatture da registrare, di cose da fare perchè bisogna farle.

Quando risaliamo dalle scalette a poppa è buio, ma fuori, come detto, è caldo e stranamente non umido (le tughe resteranno asciutte nel perdurare di tutte le notti qui in Thai), l'acqua dell'oceano Indiano inoltre è ancor più calda e qualcuno pensa bene di rituffarsi per sguazzare un altro pò. Non bisogna allontanarsi troppo dalla barca, c'è una corrente di oltre 2 nodi che si fa sentire. Cena in pozzetto, il cielo si è aperto, ancora qualche scuro in giro, ma sopra le nostre teste le stelle sono posizionate in un modo insolito.

Siamo a 8 gradi Nord di latitudine e 99 gradi Est in longitudine, emisfero nord, certo, ma le costellazioni hanno tutt'altre inclinazioni.
La luna è spaccata a metà e sta tramontando dietro un'altura di Phuket.
Ci accoccoliamo, chi in cabina e chi in pozzetto, sdraiati in orizzontale.
Il viaggio è appena cominciato e staremo alla grande...me lo sento!

D'altra parte, chi siamo noi per non volere un pò di bene, per 10 giorni, a queste due prostitute orientali!?!?

[...]Leggi il secondo capitolo...to be continued