Diario di Bordo: LE BARCHE CHE NAVIGANO SULLA TERRA

THAILANDIA 2014/15 | CAPITOLO 2 | 28/12/2014

Sveglia presto.
Colazione in navigazione e intera mattinata di trasferimento: si esce dal canale tra Phuket e Koh...accostata netta di 70° a sinistra direzione Bamboo Islands.
Ci ancoriamo a sud/est dell'isola, sono circa le 14.30 e la spiaggia è invasa da una trentina di Ruea Hang Yao o Long Tail Boat in english, le caratteristiche barche locali a coda lunga, che installano comuni motori automobilistici, montati su un piedistallo che può ruotare di 180°.

L'elica è montata sul semiasse e dal motore si sviluppa un tubo metallico di un paio di metri che permette all'elica di entrare in acqua.
Il tutto appare rudimentale, il sistema di trasmissione spaventa gli snorkelisti, richiama alla mente una lunga falciatrice da campo. Poco elegante e molto rumoroso ma sicuramente, funzionale, cheaper e caratteristico.

In romagna si direbbe "Un è brot, ta iè da fè l'oc". Tradotto: "Non è brutto, ci devi fare l'occhio".

Oltre agli invasivi ma ancora tollerabili Long Tail arrivano anche motoscafoni con fiammanti fiancate colorate e rombanti motori fuoribordo.

Bagno, primi pesci della barriera corallina e caldo.
Il sole scotta, caliamo in acqua i pesanti tender con carena in vetroresina e i rispettivi motori fuoribordo di Zola e Chinon per permettere alla truppa di assaltare la bianca spiaggia.

Il cielo si copre, dobbiamo fare miglia verso sud per raggiungere Phi Phi Le.
L'idea è quella di ridossarsi ad W nella famosissima MAYA BAY.

Inizia a piovere, ma lo scuro porta con sè un rinforzo di vento da N/NE e dunque al lasco si può spegnere il motore.

Che pace e che bel vento!
Sfiliamo Phi Phi Doh (la maggiore) e doppiamo a sud Phi Phi Le.

Dal mare i profili di queste isole sono pazzeschi!
Belli i colori in un tramonto sfocato.
Le pareti rocciose rossastre paiono brillare.
A Maya Bay però non c'è posto per una barca, figuriamoci per noi che siamo in due.
Il vento rinforza e scende dal pendio, nel cadere entra nella baia, accellera e ruota.
I 4 o 5 gavitelli sono tutti impegnati all'ancora, i posti buoni se li sono già assicurati altri. Niente da fare, torneremo domattina all'alba.
Sono rimaste a questo punto 6 miglia per risalire e ridossarci nell'ampia baia di Phi Phi Doh (la famosa Phi Phi Islands).

E' buio, il vento è contrario e soffia a 25 nodi, siamo nel canale tra le due Phi Phi in zone del mondo a noi sconosciute.
Non ci sono segnali luminosi se non quelli confusi della movida della costa.
Non ci sono porti, ma pontili galleggianti, tante, tantissime boe con cime galleggianti e soprattutto reef pericolosi (bassifondali di coralli).
Entriamo al minimo nella baia, oramai sono le 20.00.

Il gps ci dice che stiamo navigando sulla terra, ci posiziona più a est rispetto a dove siamo di oltre 0,6 miglia.
Per fortuna, ci eravamo preparati, avevo molte informazioni dalle carte, dai portolani e da due amici navigatori che mi avevano descritto alla perfezione quella baia.

Zola trova un gavitello, Chinon da fondo all'ancora pochi metri più a dritta. Giornata intensa.
Gli equipaggi un pò stanchi si ritrovano per un aperitivo collettivo. Siamo a Phi Phi Islands, nella stessa baia con noi ci saranno almeno altre 100 barche.
Sapevamo che le carte elettroniche di questa zona non erano affidabili, ma vedere comunque sul display del Gps il disegnino della tua barca che si muove lasciando il tracking in piena terraferma è comunque fastidioso.
Mi sento sollevato e sono contento di insegnare ancora ai miei alunni a carteggiare, abituarli all'uso delle squadrette nautiche, a parlare di allineamenti durante gli atterraggi, a sottolineare sempre l'importanza dei portolani e delle carte nautiche.
Carte cartacee, libri di carta...insostituibili!

Anche se il video di 3 gps con 3 cartografie differenti ci posizionano sul tetto di uno dei tanti locali straluccicanti di questa località turistica, sotto di noi scorre acqua e ce ne è abbastanza per dormire sereni.


Leggi il terzo capitolo...to be continued